Saturday, December 30, 2006
SEX CRIMES AND THE VATICAN
Di nuovo un articolo anticlericale e antipedofilo? Beh, recensire questo documentario, andato in onda sulla BBC, è un’occasione per indagare sugli effetti perversi dell'indulgenza dello Stato Pontificio verso i suoi chierici più violenti, e l’asservimento dei mezzi d’informazione italiani verso il Vaticano. Un’informazione diversa è possibile, ma ce la dobbiamo costruire dal basso, dalla rete. Ci avete fatto caso che da qualche anno a questa parte molte nazioni si sono dotate di un brand, proponendosi sul mercato turistico in modo univoco? Alcuni di questi marchi-paese sono veramente inguardabili, altri invece hanno felicemente sposato sintesi a fantasia e personalità. A mio parere il simbolo della Spagna, rubato a Mirò è forse il migliore in circolazione.Anche noi in Italia ci siamo decisi a rivedere il vecchio marchio, quello stampato sui valori bollati, e infatti è in corso il “rebranding” dell’Italia: oltre 60 agenzie di Graphic Design si contendono la commessa istituzionale più importante del paese.Il nuovo logo dell’Italia dovrà battere l’immagine giovane e artistica di nazioni concorrenti, turisticamente agguerrite, economicamente dinamice socialmente spregiudicate come il paese iberico.Dovrà convincere il mondo che l’Italia non è solo arte, storia e buon mangiare, ma anche potenza economica, tradizione democratica, avanguardia sociale.Dovrà soprattutto essere convincente………UAH UAH UAH! Non so a voi ma a me l’impresa sembra disperata!La vera immagine dell’Italia nel mondo è infatti quella di Stato vassallo.Non dell’America o del Nano Malefico, ma di un Nanostato: il Vaticano.
Ma allora non sarebbe più semplice e onesto un semplice restyling del vecchio marchio, come ad esempio, questa proposta di un buontempone anticlericale?
Ma allora non sarebbe più semplice e onesto un semplice restyling del vecchio marchio, come ad esempio, questa proposta di un buontempone anticlericale?
Ho le prove che la mia non è solo una boutade esterofila veteromarxista o rosapugnettista:Ogni domenica, in prima serata, la BBC manda in onda “Panorama”, un programma-inchiesta sullo stile di “Report”. La puntata del 1 ottobre 2006 è un documentario dal titolo “Sex crimes and the Vatican”.Il reportage, che ha già fatto il giro del mondo, parla chiaro: l’Italia è l’anti-enclave di uno Stato Teocratico, e ospita numerosi preti criminali, con processi a carico per pedofilia e violenza su minori, rendendosi complice di una dissennata politica di omertà che la Cupola Vaticana continua a praticare, nonostante i proclami recenti di Paparatzinger.Ho già affrontato questo tema in un precedente articolo, al quale rimando.Qui voglio solo richiamare l’attenzione sul fatto che questo Stato è complice e connivente in crimini contro l’Umanità (che parolone dirà qualcuno)…di uno Stato non democratico.Le dichiarazioni di intenti contro la pedofilia di Benedetto XVI hanno avuto enorme enfasi sui giornali e telegiornali.I Media italiani hanno però censurato ciò che ha costretto il papa a fare quelle dichiarazioni: il dibattito in corso sulla stampa internazionale - connesso all’uscita di questo documentario - sulle responsabilità dirette di Ratzinger al problema degli scandali pedofilia.Veniamo dunque al protagonista del documentario, il nostro Joseph:
nell’epistola De Delictis Gravioribus datata 18 Maggio 2001 e rivolta a tutti i vescovi del globo, Ratzinger scrisse che:«Nei Tribunali costituiti presso gli ordinari o i membri delle gerarchie cattoliche solamente i sacerdoti possono validamente svolgere le funzioni di giudice, promotore di giustizia, notaio e difensore» ribadendo che «le cause di questo tipo sono soggette al segreto pontificio» e che si sarebbero dovuti attendere 10 anni, da quando le vittime avessero compiuto la maggiore età, per rivelare le accuse (ottenendo in questo modo la prescrizione dei reati, a quel punto non più perseguibili). Tale documento quindi, appariva essere un aggiornamento del discusso crimen sollicitationis (traduzione inglese) datato 1962. (citazione da Wikipedia).Richiamando tale documento Ratzinger rinnovava il divieto a testimoniare in tribunali civili (pena la scomunica) per reati di abusi sessuali che avessero coinvolto religiosi. Il futuro papa avocava al vaticano la competenza esclusiva sulla materia. E, dalle testimonianze del filmato, ciò non ha modificato punto la situazione. Gli abusi, l’omertà e l’impunità continuano ad essere un fenomeno diffuso.
Oggi l’Italia si presta a questo gioco osceno, dando asilo a preti su cui pendono richieste di estradizione in Stati più democratici del nostro.Ci vogliamo o no opporre a questa che è la più ridicola delle situazioni, quella del topo che atterrisce l’elefante? rendiamoci conto di quanto siamo disinformati, cerchiamo di leggere e diffondere un po’ di stampa estera. Sono troppo poche le voci libere in questo paese, che è scivolato nel 2006 dal 77° al 79° posto quanto a libertà di stampa (fino 73° si rientra nella categoria di “Stato libero”). Per la Freedom House, che raccoglie e pubblica questi dati, Non siamo considerati uno Stato Libero.In Europa dopo di noi c’è solo la Turchia (non “puzza” che il Papa ne sponsorizzi oggi l’ingresso nell’Unione?)Eppure nel frattempo Berlusconi è finito all’opposizione! Quindi ora finiamola di prendercela solo col malefico nano! Guardiamo e diffondiamo questo documentario, chiediamo che sia mandato in onda anche da noi, come sta succedendo nei paesi liberi!Segnalo infine che il reportage delle iene del 15 maggio 2006, che denunciava il fenomeno dei preti pedofili, voce isolata (e subito censurata) nel desolante sistema di informazione italiano, finalmente può essere vista online qui.
quest'articolo è disponibile anche su:
http://newbrainframes.org/wordpress/2006/12/17/sex-crimes-and-the-vatican/
Monday, November 27, 2006
La sindrome di Natascha

Due casi di cronaca recente mi hanno colpito in maniera particolare, più di tanti fatti anche tragici e di forte impatto. Forse perché mi è sembrato di cogliere qualcosa, un filo rosso che li rende molto simili. Parlo della liberazione di Natascha Kampusch e di quella di Augusto De Megni, vincitore del grande fratello 6.
La vicenda di De Megni è arcinota e teleabusata: rapito dall’Anonima Sequestri quando aveva 10 anni, fu liberato dopo 4 mesi. Chiese poi clemenza per Antonio Staffa, il «carceriere buono». «È stato gentile con me - disse il bambino agli inquirenti - una notte avevo freddo, e lui mi ha dato la sua coperta». Paradossalmente è entrato nella casa del grande fratello perché «Per i giornali e le tv sono sempre stato il povero bambino rapito 15 anni fa, ora mi piacerebbe far associare il mio nome a qualcosa di diverso».La storia di Natascha e del suo sequestratore Wolfgang Priklopilun è “pettegolezzo imburrato infornato e mangiato” come canta Carmen Consoli, e presto la Kampusch sarà digerita in qualche reality show, e l’audience è assicurata, visto come è andata a De Megni, pioniere di questa strada oscena.
Mi domando candidamente: perché queste cose affascinano tanto? Forse ci riguardano da vicino? Il primo pensiero cosciente del famigerato uomo della strada potrebbe essere: «No! Ci mancherebbe, siamo liberi!» Per poi fare i dovuti distinguo:« Nessuno ci impone di vivere rinchiusi, di subire violenze, a meno che non ce le andiamo noi a cercare… che so io, come quelle che girano con la minigonna troppo aderente, “provocante”, e “costringono” il povero diavolo a rispondere alla provocazione».(apro qui la prima disgustosa parentesi: secondo Don Benzi le cose stanno proprio così e, se avete voglia, cliccate sul link. Chiudo qui la parentesi). La domanda allora va precisata: perché in particolare piacciono di più queste storiacce strane, in cui la vittima non si ribella, ma anzi collabora? Forse è questa la cosa che ce le fa risuonare, è cosiddetta Sindrome di Stoccolma che ce la rende familiare? La Sindrome di Stoccolma è uno di quei tormentoni da cronaca nero/rosa che periodicamente ci vengono riproposti dai mezzi di informazione: la connivenza tra carnefici e vittime. Francamente so poco di questo fenomeno, se non che ad inaugurare la serie fu una rapina in una banca di Stoccolma, negli anni ’70. Gli ostaggi, liberati dopo giorni di prigionia, chiesero clemenza per i sequestratori, come se si fossero “affezionati” ad essi. Tutto può essere approfondito su Wikipedia, che riporta altri casi celebri, tra cui il più recente appunto è quello della Kampusch.
La domandina conseguente è: la violenza a cui non viene dato un nome, è meno violenta, è più sopportabile? Se ha i modi dolci non è più tale? (apro qui la seconda rivoltante parentesi: secondo…. Luther Blisset - e altri più coraggiosi che si firmano - sì e, se avete coraggio, cliccate sul link. Chiudo qui la parentesi)Certo, la violenza quella seria, delle bombe sui civili, delle decine di migliaia di donne cinesi suicide ogni anno a causa dei matrimoni combinati, quella ci infiamma e ci fa giustamente reagire, nei nostri limiti e possibilità. L’atto è chiaramente identificato e gli viene dato un nome. Ma dietro un atto umano violento c’è sempre un pensiero violento, e quello rimane innominato.Il pensiero violento è più diffuso della violenza evidente, più tollerato. E’ invisibile, non sempre si coglie pienamente. Ci si oppone ai cattivi, quelli che impongono il burqa, i rituali degradanti, le unioni forzate, spesso dimenticando che anche lì c’è un pensiero violento - spesso condiviso dall’abusato - da affrontare prima e piuttosto che una carenza di democrazia o civiltà.
Non si impara certo a scuola a scegliersi un partner: la maggior parte delle persone qui da noi si “combina” i matrimoni da sé. Poi ci si deprime, ma non sempre si trova la forza per separarsi. Se poi si è del tutto ciechi e addormentati, ci si può sposare vivere in perfetta armonia e gioia persino con un potenziale serial killer.La cultura normale certo non aiuta, propone continuamente discorsi schizo-soporiferi, che portano a dire che un carceriere è stato gentile, a pensare che se si sente piacere non c’è violenza psichica.Ho notato che uno strumento eccezionale per indagare quali pensieri si nascondano dietro alla cultura e al pensiero normale sono le sentenze di tribunale.Voglio riportarne un paio e ipotizzare il “pensare” che c’è dietro
La Corte d’Appello di Cagliari ha deciso che se il violentatore è il marito, il danno psicologico è più lieve.
Per la Terza Sezione Penale della Corte di Cassazione se un partner prima acconsente al rapporto sessuale ma poi nel corso del rapporto vi si oppone, e l’altro partner non si ferma, non c’è violenza.
Nel gioco delle parti, se l’uomo diventa bestia da saziare, la donna che – maligna - colse il frutto, si faccia artista di simulazione e avrà salva la vita. Una volta stabilito un rapporto tra due persone, il partner che riconoscesse la violenza dell’altro partner non puo più opporvisi! Ma “ami il suo carnefice”. la violenza sia il prezzo da pagare per la propagazione della specie, come dicono i sacri libri!Vedo quotidianamente che la “Sindrome” è più diffusa di quanto si creda. La condizione di prigionia che dequalifica la vita di molte persone è in qualche modo sopportata – e rafforzata - attraverso il quotidiano. Per sopravvivere si lascia che il rapporto deludente con chi è più violento prevalga sulla propria identità. E magari si ci si affeziona, si diventa complici. Si impara a sfruttare scientificamente quel po’ di consolazione che il piacere fisico offre.“Aiuta” il fatto che la violenza non è manifesta, non è nelle azioni, nelle percosse. Forse un po’ nelle parole, ma spesso sono le parole dolci a fare il “lavoraccio”. Siamo poi grati a chi ci conferma questo pensiero che dà potere assoluto ai violenti. Ci tranquillizza.Sarà per questo che siamo così morbosamente e rovinosamente attratti da Natascha?
Sunday, September 17, 2006
Pope Ratzinger's reaction to terrorist menaces
Friday, September 08, 2006
La Notte in Bianco, aka: Le connessioni di un cinefilo sonnambulo
Cher e la balena, il lago di Nemi e Parigi, l’orso e Geoffrey Reggio, Robbie Robertson con lupi grigi, lupi mannari e pinguini, conigli mannari e mantidi religiose, L’himalaya e l’oceano, notti bianche e mattine nere, Twin Towers and Tower Bridge?
Prova ad immaginare una cosa che unisce, sia pure inconsapevolmente, questo elenco di persone, animali, luoghi pur restando irragiungibile col suo faccione triste?
Narra la leggenda che la dea cacciatrice Diana risieda a Nemi, una piccola cittadina di fronte ad un antico lago vulcanico circondato dai boschi di querce. Nelle sere limpide la divinità ama, come argentea Luna, rimirare la propria immagine riflessa nelle acque calme e trasparenti del lago di Nemi, sui fondali del quale è nascosto un mistero. In altri boschi, più a nord, si aggira l’Orso francofono di Annaud; e boschi e campi fanno da sfondo, assieme al disco lunare, alla vita segreta di un Microcosmo di invertebrati, la cui esistenza è a rischio se nei paraggi c'è un Ragno che prende la tintarella di Luna appeso ad un filo.
I Francesi come al solito impongono uno stile: I contadini Himalayani marciano per la sopravvivenza sotto una Luna gigante, la stessa che affonda nel Profondo Blu dell’oceano popolato da bianchi cetacei sonnambuli, che guida la rotta delle Migrazioni, e che si fa uovo per spiegarci la Genesi del Cosmo.
C’è chi racconta che le sue notti si popolino di Lupi, che trasformi alcuni uomini e persino qualche Coniglio in sanguinari licantropi… L’astro argenteo fatica ad illuminare un nebbioso Tower Brige in una Londra assediata da lupi mannari d’oltreoceano e risulta irrimediabilmente sproporzionato rispetto alla Tour Eiffel del sequel trash a Parigi. A dire il vero, il chiaro di luna parigino a me ricorda piuttosto la Nuit Blanche, che Walter ha voluto rubare a Bertrand per donarla a Roma. E la giovane che si slancia per abbracciare l’intera città o addirittura l’intero globo lunare mi sembra quasi Cher, che piroetta, Stregata da una Luna bianco latte che illumina la skyline di una New York scintillante. Fa un certo effetto vedere le torri gemelle lì, come personaggi di un presepe lunare…Infine Koyaanisqatsi che in Hopi, una lingua dei nativi americani vuol dire life out of bilance, vita squilibrata, e il World Trade Center ora in primo piano, e ancora una luna piena ad illuminare la torre (ironia della sorte, sarà la Mezzaluna ad oscurarla)
Stanotte 8 settembre c’è la Luna piena, e la Notte Bianca è domani, 9 Settembre ! Due giorni dopo di cinque anni prima, l’11 Settembre, il risveglio, la mattina nera di New York e dell’occidente.
Prova ad immaginare una cosa che unisce, sia pure inconsapevolmente, questo elenco di persone, animali, luoghi pur restando irragiungibile col suo faccione triste?
Narra la leggenda che la dea cacciatrice Diana risieda a Nemi, una piccola cittadina di fronte ad un antico lago vulcanico circondato dai boschi di querce. Nelle sere limpide la divinità ama, come argentea Luna, rimirare la propria immagine riflessa nelle acque calme e trasparenti del lago di Nemi, sui fondali del quale è nascosto un mistero. In altri boschi, più a nord, si aggira l’Orso francofono di Annaud; e boschi e campi fanno da sfondo, assieme al disco lunare, alla vita segreta di un Microcosmo di invertebrati, la cui esistenza è a rischio se nei paraggi c'è un Ragno che prende la tintarella di Luna appeso ad un filo.
I Francesi come al solito impongono uno stile: I contadini Himalayani marciano per la sopravvivenza sotto una Luna gigante, la stessa che affonda nel Profondo Blu dell’oceano popolato da bianchi cetacei sonnambuli, che guida la rotta delle Migrazioni, e che si fa uovo per spiegarci la Genesi del Cosmo.
C’è chi racconta che le sue notti si popolino di Lupi, che trasformi alcuni uomini e persino qualche Coniglio in sanguinari licantropi… L’astro argenteo fatica ad illuminare un nebbioso Tower Brige in una Londra assediata da lupi mannari d’oltreoceano e risulta irrimediabilmente sproporzionato rispetto alla Tour Eiffel del sequel trash a Parigi. A dire il vero, il chiaro di luna parigino a me ricorda piuttosto la Nuit Blanche, che Walter ha voluto rubare a Bertrand per donarla a Roma. E la giovane che si slancia per abbracciare l’intera città o addirittura l’intero globo lunare mi sembra quasi Cher, che piroetta, Stregata da una Luna bianco latte che illumina la skyline di una New York scintillante. Fa un certo effetto vedere le torri gemelle lì, come personaggi di un presepe lunare…Infine Koyaanisqatsi che in Hopi, una lingua dei nativi americani vuol dire life out of bilance, vita squilibrata, e il World Trade Center ora in primo piano, e ancora una luna piena ad illuminare la torre (ironia della sorte, sarà la Mezzaluna ad oscurarla)
Stanotte 8 settembre c’è la Luna piena, e la Notte Bianca è domani, 9 Settembre ! Due giorni dopo di cinque anni prima, l’11 Settembre, il risveglio, la mattina nera di New York e dell’occidente.
Tuesday, September 05, 2006
Gay e chiesa, la grande seduzione
Continua la serie di omaggi al pontificato di Giovanni Paolo II da parte di rappresentanti delle istituzioni dichiaratamente omosessuali.Dopo che Niki Vendola, governatore della Puglia, ha intitolato l’aeroporto di Bari al precedente pontefice, è oggi la volta di Bertrand Delanoë, che ha dedicato a Wojtyla la centralissima piazza di fronte a Notre Dame de Paris. Questo tra le polemiche di pochi attivisti, che hanno ricordato al sindaco di Parigi i 25 milioni di morti per Aids causati dalla dissennata politica anticontraccettiva del Vaticano.
Un inaspettato voltafaccia da politici gay al proprio elettorato o piuttosto un impulso, condiviso con la propria base elettorale, alla “normalizzazione”, nel bene e nel male, con la società? Quanti i delusi, omo ed etero, dopo l’euforia antivaticana dei gaypride di pochi anni orsono? Sembra che la ventata di modernizzazione dei costumi promessa in questi anni dal movimento glbt nascondesse un più modesto anelito al conformismo cieco, una volontà di “sparire” nella società, volontà al servizio della quale si è disposti a sacrificare qualunque cosa.
Del resto la chiesa è da sempre refugium peccatorum, e la grande condanna dell’omosessualità proviene proprio da un’organizzazione religiosa ad altissima densità gay (secondo alcune stime la percentuale degli omosessuali nelle file della chiesa si aggirerebbe tra il 25 e il 50%). Ne vedremo delle “belle”….. Tuesday, August 29, 2006
Drawing Restraint 9 - una recinzione
Tenetevi pronti, mi accingo a recensire l’ultimo lavoro di Mattew Barney, il primo in collaborazione artistica con sua moglie, Björk Guðmundsdóttir: Drawing Restraint 9!!!!Solo per stomaci forti.
La prima cosa che noto è che cade in maniera lampante la distinzione tra produzione commerciale e indipendente. E’ un film con un budget milionario, ambientato su una baleniera giapponese, lungo 2 ore e mezza e quasi privo di dialoghi. Uno di quei film (anche il termine film è arbitrario) che puntano su un pubblico d’elite, colto e raffinato… azzo, a parlarne, mi viene la nausea! Ma non è una nausea identificata. Il film in sé non mi ha nauseato, la reazione è adesso, davanti al computer. È il mettere insieme i pensieri e cercare di dare senso al non senso. Questo affatica e preferirei molto darci un taglio. Ma l’ho visto e l’ho visto proprio coll’intento di recensirlo! E allora preferirei non averlo visto, non far parte di questo meccanismo stupido.
Ma, tant’è. Mi riscatterò buttando nel cestino di sana pianta tutti i Cremaster che mi sono scaricato, e che non vedrò. Quando apparirà il messaggio: “la cartella è troppo grande per il cestino, eliminarla definitivamente?” ….l’ebbrezza distruttiva di cliccare su ok
Non sono rimasto scandalizzato o turbato dalla visione, solo profondamente annoiato.
Ecco il riassunto:
ettolitri di vaselina, origami, matrimonio in barca, simboli ripetuti ossessivamente in tutte le dimensioni, putridi protagonisti, ostriche, gamberetti e megattere, biork in salamoia e a trance.
Paradossalmente è un “film” in cui la grande assente è proprio l’immagine. Sì, è vero, è pieno di immagini, di simboli, di riferimenti. Ma le immagini sono totalmente piatte. Anche quando vorrebbe non racconta.
Farfuglia e delira su sessualità, potenza e resistenza (l’eiaculazione può essere ritardata?), abusando, come in Cremaster, di richiami genitali e aneliti androgini . Tutto si risolve in una penetrazione-amputazione.
Ricalcando le parole di Stephen Golden (New York Times) l’ossessione di Barney per l’atletismo, la competizione e i riti di fertilità ha assunto a volte overtones fascisti.
E l’effetto è ridicolo.
Poi c’è questo gusto giapponese che è un vecchio trucco per darsi un tono…
Confesso che ciò che non mi manca del cinema nipponico è la cerimonia del te’. Così come è ciò che non mi interessa nel confronto con l’Oriente è la tenaglia di una cultura che tende all’inorganico.
Lo scintoismo interpretato come cosizzazione assoluta è forse l’unica cosa che Barney ha intuito.
Un discorsetto a parte sulla colonna sonora: sul forum del fan club italiano di Bjork, qualcuno, commenta così l’uscita dell’album “Drawing Restraint 9” :
“anche se ruttasse, Bjork verrebbe applaudita come un genio”.
Mi sembra questa la posizione di una parte dei fan dell’artista, che faticano a seguirla in questo folle progetto di assoluta indifferenza rispetto al pubblico, rispetto alla possibilità di comunicare qualcosa.
Prova di questo nichilismo artistico proprio le sue collaborazioni cinematografiche: dopo aver fatto una triste fine del triste film di Von Trier, Biork si offre di nuovo sull’altare di un regista misogino, che non le risparmia nulla, sottomettendola ad una serie di cerimonie che si concludono con un raccapricciante sbudellamento reciproco della coppia Barney-Bjork.
Confesso che ciò che non mi manca del cinema nipponico è la cerimonia del te’. Così come è ciò che non mi interessa nel confronto con l’Oriente è la tenaglia di una cultura che tende all’inorganico.
Lo scintoismo interpretato come cosizzazione assoluta è forse l’unica cosa che Barney ha intuito.
Un discorsetto a parte sulla colonna sonora: sul forum del fan club italiano di Bjork, qualcuno, commenta così l’uscita dell’album “Drawing Restraint 9” :“anche se ruttasse, Bjork verrebbe applaudita come un genio”.
Mi sembra questa la posizione di una parte dei fan dell’artista, che faticano a seguirla in questo folle progetto di assoluta indifferenza rispetto al pubblico, rispetto alla possibilità di comunicare qualcosa.
Prova di questo nichilismo artistico proprio le sue collaborazioni cinematografiche: dopo aver fatto una triste fine del triste film di Von Trier, Biork si offre di nuovo sull’altare di un regista misogino, che non le risparmia nulla, sottomettendola ad una serie di cerimonie che si concludono con un raccapricciante sbudellamento reciproco della coppia Barney-Bjork.
Bjork è diventata l’algida Diamanda Galas dell’elettronica. Altrettanto insopportabile!
Nel suo tentativo di svincolarsi dalla forma canzone, dai canoni del pop (lei così impostata, tecnicistica) di trovare libertà espressiva si è persa per strada, si è letteralmente decostruita. In tal senso la sua musica è la giusta colonna sonora del suo decorticamento e smembramento ad opera del marito!
Nel suo tentativo di svincolarsi dalla forma canzone, dai canoni del pop (lei così impostata, tecnicistica) di trovare libertà espressiva si è persa per strada, si è letteralmente decostruita. In tal senso la sua musica è la giusta colonna sonora del suo decorticamento e smembramento ad opera del marito!
Posso solo augurarmi che tutto sia una grande trovata pubblicitaria, che il privato di Biork non sia realmente invischiato con la demenza di Barney, o dovremo aspettarci sempre meno e sempre peggio dalla artista islandese.
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Tuesday, August 01, 2006
EROS - una recensione

Titolo ----------------------------.------. Eros
Paese -----------------------------------. Stati Uniti, Italia, Hong Kong,
Paese -----------------------------------. Stati Uniti, Italia, Hong Kong,
-------------------------------------------. Cina, Francia, Lussemburgo,
Anno ------------------------------------- 2004
Regia ------------------------------------ Michelangelo Antonioni
-------------------------------------------- Wong Kar-Wai
-------------------------------------------- Steven Soderbergh
Principali interpreti------------------. Christofer Buchholz
-------------------------------------------- Regina Nemni
-------------------------------------------- Luisa Ranieri
-------------------------------------------- Gong Li
-------------------------------------------- Chen Chang
-------------------------------------------- Robert Downey Jr.
-------------------------------------------- Alan Arkin
il vento che nasce e muore / nell’ora che lenta s’annera / suonasse te pure stasera / scordato strumento, / cuore.
Prendo questo frammento di una poesia di Montale*, a me cara, e lo lascio sciogliersi nelle immagini di “Eros”. Mi pare così di trovare le giuste parole per raccontarlo senza descriverlo.
E’un film di altissima qualità, una trilogia dell’eros, eros declinato da tre maestri del cinema di sempre.
Il progetto nasce, per volontà di Michelangelo, come esercizio di libertà creativa e confronto tra grandi artisti, e si trasforma in dialogo di immagini sul mistero dell’amore.
I tre registi si confrontano con altrettanti racconti dal libro "Quel bowling sul Tevere" di Tonino Guerra.
Antonioni affronta il “suo” tema del mistero femminile con un tocco leggero e maschile: coglie l’ineffabile dolcezza della donna come Tao. La donna di Antonioni ondeggia tra sé e il mondo, tra la tentazione dello specchio e il rischio di perdersi nell’altro da sé. Un pulsar che mostra tutte le possibili digradazioni della luce, fino alla quasi totale oscurità, ma senza mai cadere nel buio, pronta a riespandersi avvolgendo lo spazio circostante in mille generosi raggi.
Soderbergh si cimenta col sogno e l’immagine femminile che, monocroma e senza volto, invade l’esistenza onirica di un malcapitato venditore di sveglie (Robert Downey jr.) .
E qui, forse per cattiveria o per eccesso di bontà del regista, un distratto psicanalista (Alan Arkin) diventa poeta e si reinventa il mestiere. Sulla sua poltrona reclinabile il bravo strizzacervelli riesce a sdoppiarsi: ansioso spasimante della dirimpettaia, a cui invia aerei di carta e parole d’amore, e abile maieuta, che restituisce il viso alla donna sognata dal paziente innamorato.
Kar-Wai attinge alla sua mitologia di amori impossibili e interrotti. La bellezza di Gong Li brucia la carne; Hong-Kong, spietata, consuma i suoi abitanti come affreschi lavati via dalla pioggia.
l'amore nasce tra le mani di una donna, sul corpo di un uomo. Se ne frega di tutto, si nutre d'aria e sopravvive per anni, puro, fiero, per morire tra le mani di una donna, sul corpo di un uomo.
Forse la bellezza dei tre cortometraggi non è eguale, ma qui entriamo nella sensibilità personale. Credo che ogni animo troverà la storia che gli risuona. Consiglio di vederli tutti e tre insieme, cuciti tra loro dalle splendide immagini dell’illustratore Lorenzo Mattotti, magicamente animate da una poetica canzone di Caetano Veloso.
*"Corno Inglese", da "Ossi di Seppia", E. Montale
